IL GRANDE EVENTO SARA’ IL 27 LUGLIO 2025

Il 5 luglio di 35 anni fa, iniziavano le prove della prima versione italiana di A CHORUS LINE, prodotta dalla allora semi sconosciuta Compagnia della Rancia. Fabrizio Angelini, insieme ad altri nomi che poi hanno fatto la storia del musical italiano, c’era.

Racconta Angelini sul suo Facebook: “Baayork Lee, assistente di Michael Bennet e interprete di Connie nello spettacolo originale (ruolo ispirato alla sua vera storia), direttamente da New York affiancò Saverio Marconi per riprodurre lo spettacolo, che debuttò al festival di Todi dopo due mesi di prove. Seguirono 8 mesi di tour, e l’anno successivo altri 6. Lo spettacolo fu ripreso nel 1998 a Milano, seguito da un tour estivo e da uno invernale. Io c’ero sempre, in scena in 502 repliche e cinque ruoli diversi, ma anche come Dance Captain, assistente alle coreografie, responsabile artistico…

Nel 2008 sono stato presente come collaboratore artistico, in quanto impegnato con Gigi Proietti. Nel 2019, nell’edizione prodotta da Stage Entertainment a Milano, regia di Chiara Noschese, ho avuto l’onore di riprodurre le coreografie originali. Insomma, come dico sempre questo spettacolo è nel mio DNA, nei miei muscoli, cuore, mente, anima… Numerose volte ho insegnato i brani in workshop e seminari, cercando di trasmettere quanto Baayork aveva trasmesso a me: non solo dei passi, ma la storia dietro quei passi, il loro significato e via dicendo.

A CHORUS LINE arrivò in Italia poco dopo aver chiuso a Broadway dopo 15 anni ininterrotti e 6.137 repliche. Aveva dunque debuttato 50 anni fa esatti. E un grande evento è previsto il 27 luglio per festeggiare la ricorrenza proprio allo Shubert Theatre di Broadway, dove era stato tanto a lungo in scena”.

Oggi, Fabrizio Angelini sarà l’unico italiano invitato alle celebrazioni e eseguirà il FINALE (ONE) insieme a tantissimi che hanno partecipato allo spettacolo nel mondo.

Continua Angelini: “Qualcuno ballerà in scena, ma molti nei corridoi della platea, come avvenne quando lo spettacolo batté il record di permanenza ininterrotta e fu anche allora organizzato un grande evento da Michael Bennet”.

NDA: Questo articolo è corredato da immagini di repertorio, dall’archivio storico dello stesso Fabrizio Angelini, che ringrazio infinitamente.
Sono tutte immagini della prima edizione, tranne
– Quella in cui Angelini è seduto a terra (edizione 1998-99)
– Quella “on this day” che è scattata a Broadway
– Il programma di sala del Castello Sforzesco + pagina con foto di Baayork, appunto dell’edizione americana in tour a Milano (1986)

L’INTERVISTA:

Mancano pochi giorni alla partenza. Fabrizio, come ti senti?

Elettrizzato, ancora incredulo, ma penso che ci crederò davvero solamente quando avremo il primo incontro. Immagino che faremo delle prove, anche se tutti ovviamente conosciamo già la coreografia. Anche questo lo scoprirò lì: sarò a New York da una decina di giorni prima, perché questa cosa è arrivata davvero inaspettata e imprevista, però mi sono detto che andando lì valeva la pena rimanere almeno due settimane per vedere spettacoli, mostre, prendere delle lezioni, ecc. Quindi immagino di sapere i dettagli più specifici in quei dieci giorni precedenti gli eventi.

Chorus Line è la storia di un casting e della nascita di uno spettacolo. Vuoi ricordarci il tuo?

Lo ricordo come fosse adesso. Pur avendo debuttato come attore 4 anni prima in Cyrano con Gigi Proietti, nel 1990 ero nel Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, quando uscì l’avviso dell’audizione. Io avevo conosciuto Saverio Marconi e La Rancia l’anno precedente, mi ero infatti presentato ad un provino per una sostituzione in LA PICCOLA BOTTEGA DEGLI ORRORI. Cantavo “ad istinto”, ma non studiavo canto propriamente, e non fui scelto. Saverio però, saputo che ero un danzatore, mi disse di studiare, perché la Compagnia aveva in programma un grosso spettacolo proprio con i ballerini. Cosa che feci. Quando mi presentai dunque alle audizioni l’anno dopo (in cui i danzatori come prime prove dovevano sostenere quelle di canto e recitazione, mentre gli attori e i cantanti quella di danza) Saverio mi interruppe quasi subito dicendo “Bene. Si vede che hai studiato canto. Ci vediamo al callback”.

Confesso che ero ancora molto scettico rispetto a quanto stava avvenendo: figuriamoci, il “Musical” in Italia non esisteva (a parte le commedie musicali di Garinei e Giovannini, con le quali peraltro ero cresciuto, in particolare come sai con AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA), A CHORUS LINE chiudeva a Broadway e apriva in Italia, ad opera di una Compagnia che aveva sede non a Milano o a Roma, ma a Tolentino, piccolissima cittadina delle Marche. Compagnia peraltro piuttosto sconosciuta ai più. Io li conoscevo, non solo per quell’audizione dell’anno precedente, ma perché li avevo visti in TV nella serata della vincita del Biglietto d’Oro-Agis come Compagnia rivelazione, mi sembra da Taormina, quindi sapevo… Ma ero comunque scettico: la cosa era troppo grossa.

Quando però arrivai al callback presso lo IALS di Roma, scoprii che lo spettacolo sarebbe stato appunto rimontato da Baayork Lee, che aveva diretto una Compagnia americana che aveva presentato lo spettacolo qualche anno prima al Castello Sforzesco di Milano, che io avevo visto e del quale avevo il programma di sala con la sua foto: ero andato a Milano appositamente, avevo già visto lo spettacolo a Broadway durante una tournée con la Compagnia di Renato Greco, e mi ero detto che era quello che volevo fare nella vita. Insomma, la presenza di Baayork mi fece capire che la cosa era davvero seria. Dunque mi presentai al callback molto agguerrito, consapevole che avevo delle possibili qualità giuste per lo spettacolo: dopotutto ero un danzatore diplomato all’Accademia Nazionale di Danza, avevo debuttato come attore con Gigi Proietti e studiavo canto da un anno: non esistevano ancora le Scuole di Musical, ma io quello volevo fare, e in qualche modo ero preparato. Infatti superai senza problemi l’audizione di danza, poi passammo al canto e alla recitazione, e mi fecero provare diversi personaggi. Non ricordo se il giorno stesso o il giorno dopo fummo richiamati, ci ritrovammo in un gruppo di 25-30 (mi sembra) in una delle sale piccole dello IALS per una sorta di colloquio di gruppo. Scoprimmo poi che eravamo ancora “sotto audizione”.

Dopo qualche giorno, mi chiamarono e mi offrirono un ruolo tra i “cover”, ovvero i danzatori che partecipano solo all’opening iniziale e vengono eliminati, ma che fungono da sostituti in caso di assenze per malattie, incidenti e così via. Fui molto deluso, perché di fatto non sarei stato “sulla line”. Inoltre, dovevo rischiare lasciando un lavoro pressoché sicuro presso il Teatro dell’Opera, per un salto nel buio. Come ho detto, il musical in Italia non esisteva, la Compagnia era semisconosciuta, la sede era una piccola città delle Marche dove si sarebbe tenuto l’allestimento… Dunque, chiesi consiglio a chiunque, in particolare a una collega dell’Opera, Flavia Torricella, il cui papà, Stefano Altieri, era della Compagnia Attori e Tecnici. Proprio lei, tramite il babbo, mi aveva dato la dritta di quell’audizione per LA PICCOLA BOTTEGA dalla quale, in un certo senso, era partito tutto. Flavia, come tutti gli altri, mi disse “Vai, vai vai! Non starci a pensare!”.

Però i miei dubbi continuavano. Ad ogni modo mi presentai al colloquio per conoscere la proposta contrattuale, il tour, ecc. All’arrivo, prima di qualsiasi altro discorso, dissi “Questo è quello che è per me questo spettacolo” e spiattellai sul tavolo tutta una serie di materiali che andavano dai programmi di sala di Broadway e Milano ad articoli di giornale, a gadgets ecc., mentre raccontavo tutto quello che più o meno ho riassunto qui sopra. E dissi anche della questione dell’Opera e del salto nel buio. Saverio, tra le altre cose, mi disse “Pensaci bene. Considera che verranno gli americani per rimontare lo spettacolo (oltre a Baayork sarebbe venuto il direttore musicale Albin Konopka), quindi è come fare un grande workshop di due mesi (tanto sarebbero durate le prove) senza andare a New York. È l’America che viene da noi” …

Presi un giorno di tempo. Poi telefonai a Saverio dicendo che avrei accettato. La risposta fu “Ah! Non me lo aspettavo. Sono molto contento e vedrai, sarà una grande cosa”.

Il giorno successivo mi chiamò il compianto Tommaso Paolucci, all’epoca terzo socio della Rancia con Saverio e Michele Renzullo, dicendomi che ero passato al ruolo di Larry, l’assistente del regista-coreografo Zach. Insomma, una promozione, sebbene non proprio “sulla Line”, ma certo uno scatto in più: avevo un ruolo! E così cominciò la mia avventura, e quella dello spettacolo stesso in Italia, con l’allestimento e il debutto a Todi indimenticabili.

Perché è uno spettacolo così importante per te e per il musical in generale?

Inizio dalla seconda domanda. A CHORUS LINE ha segnato uno spartiacque nello spettacolo americano. Innanzitutto, per la sua genesi: il testo e le liriche non sono state scritte da un autore a tavolino, ma sono il risultato di una serie di colloqui tra il regista Michael Bennet e un gruppo di danzatori di Broadway, colloqui che Bennet registrò e dai quali vennero appunto tratti i testi. Insomma, i racconti dei personaggi, i testi recitati e cantati, sono tratti da storie vere, reali, materiale su cui l’autore Edward Kleban lavorò per dare una forma teatrale a quei racconti, tagliando, cucendo, assemblando.

Inoltre, lo spettacolo, contrariamente ai grandi musical americani, non presentava uno sfarfallio di scene e costumi: di fatto era una scatola nera, con degli specchi che giravano sul fondo apparendo e scomparendo, e i costumi erano abiti da sala prove di danza. Solo nel finale appariva un fondale detto “il sole”, e i danzatori con un cambio velocissimo apparivano in abiti dorati, con i famosi cilindri… Non fu un caso, insomma, che lo spettacolo nel 1983 abbia battuto il record di repliche consecutive (3389) fino ad allora detenuto da GREASE; e che chiuse nel 1990 con 6137 repliche, conservando questo record per altri 7 anni, superato poi da CATS.

Numerosi sono gli aneddoti raccontatici da Baayork, oltre a tutta la genesi. Uno per tutti: lo spettacolo nacque “Off Broadway” al Public Theatre, e si sparse rapidamente la voce della grande novità di questo spettacolo: tutti volevano vederlo, ma i posti erano molto limitati. Dunque, una sera il cast si ritrovò Liza Minnelli seduta sulle scale!

Per quanto riguarda me: è stato il mio primo musical, e il primo vero musical presentato in Italia. Ha segnato la mia vita. Era quello che volevo fare, quello spettacolo ma anche proprio il genere, e quei due sogni si sono realizzati. Non so perché, ma ho quasi capito da subito che quello era il “mio” spettacolo. Io sono stato molto fortunato, ho fatto molti bei lavori, alcuni bellissimi. Ma CHORUS è entrato a mano a mano dentro di me, l’ho fatto mio. Dopo tre mesi dal debutto mi fu chiesto di assumere il ruolo di Dance Captain; l’anno successivo fui anche responsabile della Compagnia in tour; nella ripresa del 1998 fui assistente alle coreografie per Baayork, la quale mi ha sistematicamente invitato poi alle “prime” di Londra, Klagenfurth, Malaga, e al revival di Broadway. È uno spettacolo in cui si impara tantissimo, con Gianfranco Vergoni diciamo sempre che forse in una scuola di musical dovrebbe proprio esserci la materia “A CHORUS LINE”, perché sono talmente tante le informazioni che si ricevono e delle quali tenere conto quando si va in scena, che i semplici workshop possono solo dare un assaggio di quell’infinito materiale. Forse sono un po’ esagerato, ma io dico sempre che il mondo si divide tra chi ha fatto A CHORUS LINE e chi non l’ha fatto. Perché è davvero diverso da qualsiasi altro spettacolo. Non migliore o peggiore. Diverso.

Nella prima versione, come hai spiegato sui social, eri praticamente sempre in scena, con ruoli anche diversi. Ce li ricordi? Quali furono le difficoltà e i piaceri di essere così sotto pressione?

Come dicevo, sono stato poi scritturato nel ruolo di Larry. Ma durante le prove mi vennero affidate anche le sostituzioni di Paul, Greg, Mike, Al. Tutti ruoli che poi ho effettivamente interpretato. Nelle prime tre edizioni Rancia (1990-91, 1991-92, 1998-99) non sono mai stato assente, collezionando 502 repliche. Sia i cover effettivi, che tutti quelli che erano nella Line e avevano dei ruoli da sostituire, andarono molto spesso in scena, perché i tour allora erano molto lunghi (8 mesi il primo anno, 6 il secondo, ecc.) e dunque tra infortuni e malattie la Line cambiava quasi ogni giorno. Come capo balletto avevo il mio ben da fare, considerando poi che all’inizio degli anni ‘90 non avevamo i cellulari; quindi, a volte le comunicazioni delle assenze arrivavano in ritardo, e a volte lo spettacolo andava “rimodulato”. Le difficoltà, una volta imparato il meccanismo, erano contenute, ma durante le tournée, nel pomeriggio, c’erano sempre prove per le sostituzioni. C’era pressione, ma anche molta concentrazione. Inoltre cambiare ruolo, e avere delle rotazioni di ruoli intorno, spezzava la monotonia e il rischio della routine, perché ovviamente ogni interprete, pur nella “griglia” del personaggio, aveva una sua personalità, dei suoi tempi, quindi i continui cambi mettevano tutti nella condizione di stare sempre “in campana”: A CHORUS LINE è uno spettacolo in cui non ci si può distrarre nemmeno un attimo, anche se magari per 10 minuti stai fermo in piedi ad ascoltare gli altri, e la distrazione può essere sempre in agguato.

Ci racconti qualche aneddoto di quel periodo?

Ce ne sono ovviamente tantissimi. Vado un po’ in ordine sparso.

Dopo due mesi di prove, debuttammo al Festival di Todi in settembre, poi ci fu una pausa e riprendemmo il mese successivo. Alla ripresa, Antonello Angiolillo, che interpretava Paul, andò in scena a Ravenna con 38 di febbre. Il giorno dopo, eravamo in scena a Tolentino. Saverio venne nella casa dove abitavo con altri colleghi, io ero fuori ma mi mandarono a chiamare. Avevo capito, e per le scale, mentre salivo cantai a voce alta “Che cosa mai dirò se mi chiamerà”, che era proprio una frase di Paul nello spettacolo. Insomma, alla seconda replica andai in scena come Paul, perché ad Antonello la febbre era salita oltre 40, e mantenni il ruolo per diversi giorni. Interpretai Paul molte volte, poi il secondo anno Antonello lasciò lo spettacolo e io divenni ufficialmente Paul, ruolo che ho conservato poi anche nell’edizione ’98.

Un’altra volta, ero Larry, Antonino Sciortino che interpretava Mike si fece male durante l’opening. Rapidamente indossai i costumi di Mike, lui usci dalla Line, io entrai e proseguii lo spettacolo come Mike, mentre Claudio Jurman prendeva il mio posto.

La stessa cosa una volta avvenne per il personaggio di Cassie: Renata Fusco era in scena al posto di Maria Laura Baccarini, ma dopo il suo lungo assolo si sentì male. Rapidamente entrò nella seconda parte Maria Stopper (ogni ruolo aveva un titolare e due sostituti), che interpretava il ruolo di Bebe e a sua volta fu sostituita da Alessandra de Marchi. Il tutto nel giro di pochi minuti. Ma tutti erano pronti e c’era sempre una grande coesione.

Nell’edizione del ’98, per una settimana uno dei due fonici (quello che mandava i CD con le basi musicali) si ammalò… Io ero l’unico che conosceva tutti gli attacchi, quindi per una settimana feci il fonico, e se non sbaglio Claudio Daniele fece la mia parte (Paul).

Nell’edizione 1991-92 ad un certo punto del tour girò un virus, e le donne cominciarono ad ammalarsi una dopo l’altra, fino ad arrivare ad averne 6 malate su 12. Chiesi alla produzione come regolarmi, ma lo spettacolo si doveva fare. Quindi accoppiai alcuni ruoli, e senza tagliare nulla andammo in scena lo stesso. Non ci fermava nulla…

Domanda fondamentale. Chi erano i performer che furono in scena con te in quella prima versione?

Farei un torto a qualcuno se non li nominassi tutti, dunque eccoli qua, in ordine di Line + cover: Oltre a me, Andrea Spina, Anita Bongiorno, Antonino Sciortino, Pamela Pagano, Mario Marchiaro, Maria Laura Baccarini, Anna Dragoni, Roberto Pagano, Barbara Tartaglia, Daniela Pezzi, Jamie Price, Giancarlo Teodori, Mariella Castelli, Monica Cetti, Giuliano Peparini, Antonello Angiolillo, Rossella Lo Biundo, Fabio Albanesi, Christian Amadori, Daniela Cataldi, Renata Fusco, Claudio Jurman, Elisabetta Rulli, Francesca Sammartino. Più Saverio Marconi e Michele Renzullo, che si alternavano nel ruolo di Zach.

Personalmente, ho il – raro – cd della primissima edizione, con la voce del grande Saverio Marconi: ricordi le traduzioni di allora? Di chi erano?

Le traduzioni erano di Gerolamo Alchieri (che peraltro l’anno successivo interpretò il ruolo di Zach), l’adattamento delle canzoni di Michele Renzullo, l’adattamento del testo di Saverio Marconi. Le ricordo perfettamente, e anzi per me le traduzioni sono “quelle”. Infatti, nell’edizione “Stage” del 2019, in cui le traduzioni vennero cambiate, io nel riprodurre le coreografie originali cantavo ancora le traduzioni “Rancia” del 1990…

Quali le differenze dello spettacolo dell’ultima versione con la regia di Chiara Noschese?

Chiara chiamava la versione del 2019 A CHORUS LINE 2.0. Le traduzioni erano diverse, così come scene e costumi. Io sono stato chiamare a riprodurre le coreografie originali, che quindi erano identiche, così come identica era la parte musicale, sia pure con diverse parole. Chiara ha dato uno sprint più attuale allo spettacolo, ma si è fidata molto di me sapendo la mia conoscenza, lasciandomi spesso intervenire anche in cose di regia.

Chi c’era in scena allora?

Anche in questo caso nomino tutti per correttezza: Samuele Cavallo, Gea Andreotti, Andrea Spata, Claudia Mangini, Giulio Benvenuti, Roberta Miolla, Floriana Monici, Giorgio Camandona, Giulia Gerola, Margherita Toso, Pierluigi Lima, Giuseppe Verzicco, Serena Olmi, Martina Lunghi, Yuri Pascale Langer, Riccardo Sinisi, Chiara Di Loreto, Salvatore Palombi, Federico Colonnelli, Giuseppe Galizia, Angelo Di Figlia, Ilario Castagnola, Federica Basso, Noemi Marta, Ivana Mannone.

Tra queste due edizioni ce ne sono state altre tre, con numerosi interpreti. Per tutti loro cito Gianfranco Vergoni, che ho conosciuto proprio nella seconda edizione e con il quale si è instaurato professionale che dura da quasi 35 anni; e voglio inoltre ricordare due bravissimi artisti purtroppo scomparsi prematuramente: Gianluca Grasso e Manuel Frattini.

I colori della line erano differenti. Sai il motivo di questa scelta?

In realtà la LINE era sempre bianca, come l’originale. Se come appunto dicevo le scene erano diverse, è stato per il tipo di diritti acquisiti, i cosiddetti “non replica”, secondo i quali hai degli obblighi da rispettare, ma non in toto, come avvenne per le edizioni Rancia, che erano identiche alla versione di Broadway.

Quali saranno le celebrazioni americane? Cosa ti aspetti?

Da quello che ho saputo, la serata del 27 luglio allo Shubert Theatre ci sarà un gala nel quale sono invitati interpreti delle precedenti edizioni, non so se solo di Broadway o di tutto il mondo. Non so nemmeno se effettivamente verrà proposto lo spettacolo per intero nel quale i vari interpreti si avvicenderanno, o se ci sarà un’altra formula. Nel finale dovremmo entrare anche tutti noi invitati per interpretare appunto ONE, parte sul palco e parte tra i corridoi della platea, come avvenne quando lo spettacolo batté il record di tenitura continua a Broadway, superando il record detenuto da Grease.

Il 25 luglio invece ci sarà un grande Flash Mob a Lincoln Center, nel quale eseguiremo alcuni brani danzati dello spettacolo: l’Opening, il cosiddetto IV° Montaggio, ONE (cappelli da prova) e ONE (finale).

Non ho idea di quanti saremo in entrambi gli eventi, ma io credo di essere l’unico rappresentante per l’Italia. Mi aspetto una grande emozione, come si può immaginare, dal momento che questo spettacolo, come hai riportato dal mio post, è nel mio DNA, e per tutto quello che ho raccontato. È un altro tassello che va al suo posto, come mi piace dire. Certo, non eseguo i brani più impegnativi da anni, in particolare l’opening: l’ultima volta entrai a sorpresa nell’ultima replica del 2019, ma sono passati 6 anni! Per fortuna mi sono mantenuto in forma. Immagino che faremo delle prove, ma probabilmente saranno solo posizioni, perché la coreografia la conosciamo tutti!

Non sarebbe bello una serata celebrativa italiana, con una réunion?

Ma magari!!! Solo che non è facile, sono cose che hanno dei costi enormi. Però durante il covid, come ricorderai, ero riuscito a mettere insieme 77 interpreti di tutte le edizioni italiane, per uno speciale video in cui ognuno ballava l’opening in casa propria, dove eravamo costretti per il virus… Chissà? Hai visto mai che dopo questa avventura…

Ci tengo però a dire che in ogni passo di queste due imminenti performance avrò idealmente accanto a me i miei colleghi italiani di tutte le edizioni che fanno parte della “grande famiglia”, con i quali ho condiviso le gioie e le difficoltà di questo spettacolo mantenendo tuttora i contatti, e che ringrazio perché via social mi stanno sostenendo e incoraggiando tantissimo, con tanta stima e tanto affetto.

Ti aspettiamo al ritorno, con il racconto della SINGULAR SENSATION!…

Senz’altro!

Grazie Silvia come sempre per il tuo interesse e la tua disponibilità!

IN CHIUSURA, ALCUNI MIEI SERVIZI:

INTERVISTE DELLA VERSIONE CON LA REGIA DI CHIARA NOSCHESE – TEATRO NAZIONALE

E…AVREI POTUTO NON FINIRE CON LA LINE?