In un mondo che da sempre ci instilla ansia e paure, che ci porta a vivere perennemente in stato di “reazione di attacco o fuga (fight or flight) quel neurologico automatico di sopravvivenza che attiva il sistema nervoso simpatico (poco simpatico, in realtà, ma necessario…) per affrontare una minaccia vera o presunta, spesso, il nostro cervello switcha su situazioni meno importanti, che comunque allettano la nostra mania di controllo (immagine di testa AI)..

Pesnate al festival di Sanremo, che ha impazzato sui social, mentre “il mondo cade a pezzi” e forse, davvero ci costringe a costuirci nuovi spazi e desideri. Ma va bene così, è giusto che l’uomo cerchi di esorcizzare il male, costruendosi una bolla che però toglie nutrimento alle egregore della paura.

Tutto comprensibile.

Tutto capibile, anche se forse, le armi di distrazioni di massa dei media un bello zampino ce lo mettono per farci concentrare su altro o su un altrove che, spesso, è solo nella propria mente.

Significativo, però, è il terremoto social che ha scosso le pagine di facebook o IG, riguardo alla recente premiazione di Jim Carrey ai Premi César, a Parigi.

È  lui o non è lui?

Ammetto che in alcune situazioni, la stilla del ragionevole dubbio ha preso anche me, ma, come diceva Cicerone, Dubitando ad veritatem venimus.

Non starò qui a raccontarvi per quali situazioni, cose o persone provo ragionevoli dubbi nella mia vita, per non essere tacciata di complottismo pure io, però spesso due domande me le faccio e spesso ci ho azzeccato.

Il caso “Carrey” è emblematico del nostro tempo: le persone vanno cianciando che l’attore sia stato sostituito da un sosia, o addirittura da un clone, perché i poteri forti lo hanno eliminato perché scomodo.

Io stessa ricordo una copertina di Tv Sorrisi e Canzoni, negli anni 80, in cui Baglioni non sembrava più Claudio, ma fu dopo un incidente stradale. Controllavo lo sguardo o la mascella ed ero convinta che fosse stato sostituito. Avevo 10 anni.

Siamo tutti in un Truman Show?

Ammetto anche che la sensazione di essere immersi in una sorta di universo orwelliano alla Trumam Show ogni tanto mi passa per la testa.

D’altronde, se la fisica quantistica propende per l’esistenza di universi paralleli, perché no? Perché il GF o la Matrix non potrebbero essere la realtà?

Anche molte filosofie orientali parlano del velo di Maya da squarciare e su quello sono totalmente allineata. Quello che vediamo non è la realtà: il mondo ci appare così com’è a causa dei nostri limitati sensi, che forse sono solo l’Ombra della luce, visto che, come le neuroscienze stanno svelando, tutto il mondo è pura energia.

The Mask

Chi ha letto i miei deliranti editoriali, sa quanto io sia fissata con l’etimologia. La parola Maschera . viene dal latino medievale mascara ‘spettro, essere demoniaco’, der. del germanico *maska, attestato nella forma masca nell’Editto di Rotari (643), mentre in latino, persona indicava la maschera indossata dagli attori nel teatro romano, che copriva il volto e, grazie alla sua forma, fungeva da amplificatore vocale (personare = suonare attraverso).

Due termini che si fondono e spesso, come nel film di Carrey, diventano tutt’uno con il volto, quello che mostriamo al mondo.

L’uomo ama le maschere, che celano, ma spesso danno forma a cose che in realtà non potremmo o vorremmo guardare. Pensate al Pagliaccio di It, che in realtà aveva tutta un’altra forma.

La maschera dona potere, crea personalità, muta caratteri, diventa un passepartout per la disinibizione.

Per quello, spesso, ci fa paura. Per quello siamo tanto disturbati dai film sulle bambole demoniache o al “mondo dei robot” (ma vi ricordate il film con Yul Brinner?), che oggi sono sempre più antropomorfi. Simili ma non così simili, con qualcosa di disturbante, che è solo, forse, la mancanza dell’anima.

La maschera oggi è, giocoforza, identità sociale. E’ quella la maschera pirandelliana che mettiamo tutti i giorni sul viso, che, in era di social, trasmuta molti in leoni da tastiera.

Giù la Maschera

Le maschere ci turbano ma coprono l’ansia di vedere quello che davvero c’è sotto.

Il mondo oggi , forse più di ieri, quando qualcuno affermava che Elvis era vivo, non accetta la vecchiaia.

Jim Carrey è una persona che ne ha passate tante, una brutta depressione si legge ancora nei suoi occhi.

Ragazzi, non può essere semplicemente invecchiato?

Non può essere che la sua faccia di gomma, alla lunga, abbia avuto cedimenti? Dite che non avrebbe mai fatto ricorso alla chirurgia, ma non potrebbe semplicemente essere cambiato?

Anche i miti si modificano, nel corpo e nella mente… alcuni scomparsi troppo giovani per passare attraverso quest’altra fase naturale della vita che è la terza età.

Nella nostra testa, li vorremmo vedere sempre uguali, ed è per questo che spesso fanno ricorso ai vari ritocchini.

Vi svelo una certezza: tutti invecchiamo, vivaddio, a meno che qualcosa non intervenga a farci lasciare anzitempo questa terra.

Guardiamoci allo specchio.

Forse tutti i filtri delle foto ci stanno deformando la realtà, la percezione nostra è del mondo.

Accettiamo i cambiamenti, anche se fanno male, e rendiamoci conto che anche i miti, se possono, invecchiano.

E meno male.