Riccardo Cocciante si è fatto un regalo, e lo ha fatto al pubblico: per il suo ottantesimo compleanno, ha voluto riportare in scena il suo, artisticamente parlando, figliolo prediletto, quello che è stato tradotto in qualsiasi lingua e che ha calcato palchi internazionali e nazionali per 25 anni.

Il compleanno ufficiale di Notre Dame de Paris sarà il 14 marzo e proprio in questo giorni l’Opera Popolare, capostipite del genere, è in una delle sue case storiche, il Tam Teatro degli Arcimboldi di Milano, che risponde con reiterati soldout, facendo decidere alla Produzione (Vivo Concerti) di aggiungere altre date anche a giugno, precisamente dal 18 al 28.

Dopo un’emozionante presentazione alla stampa, con il Maestro al pianoforte che ha introdotto il cast, ed una prima con tanto di blue carpet (uno dei colori che meglio rappresentano lo show), persino di martedì (data ufficialmente difficile per gli spettacoli, il TAM era pieno in ogni ordine di posto.

UNO SPETTACOLO TRASVERSALE

NDP è uno spettacolo trasversale. E non solo sul palco, dove si dipana nelle tre dimensioni dello spazio, orizzontale, verticale e diagonale, grazie agli straordinari acrobati che da sempre sono il corpo pulsante della trama, quel popolo di Parigi, “quella melma là”, che tanto terrorizza la borghesia ed il clero.

Lo è perché unisce letteralmente almeno due, se non tre, generazioni. I ragazzi e gli adulti di ieri, che ancor lo seguono con passione, e persino tutti coloro che all’epoca erano davvero bambini e sono cresciuti a pane e cattedrale.

Sul palco, molti nuovi “cantattori” hanno dichiarato tranquillamente di aver deciso di fare questo mestiere grazie a Notre Dame e di questo dobbiamo solo rendere merito alla magia dello show.

CON “PARTE” DEL CAST ORIGINALE

…Recita la locandina.

Alla presentazione del cast, sui social un’ondata di indignazione da parte di pubblico e- soprattutto performer – che si sono scagliati sulla scelta di lanciare decine di audizioni, per poi ritrovare ancora i primi nomi del cast.

ALERT! ERRORE! Perché se è vero che sulla carta abbiamo ancora Giò di Tonno, Vittorio Matteucci, Graziano Galatòne o Matteo Setti, il cast “originale” che ho visto ieri sera era rappresentato solo dallo storico Febo (che non ha perso né energia, né carisma, né una sola incredibile nota alta e bassa che lo porta, secondo me, ad essere una delle migliori voci maschili del recitar cantando italiano: Graziano, ma come fai?).

Pur vero è che Gian Marco Schiaretti e Angelo Del Vecchio (Angelo debittò come Quasimodo nel 2011, addirittura) sono anni che vanno in tour in tutto il mondo con questo spettacolo e Elhaida Dani era già stata Esmeralda nell’edizione del 2019 (vedi il primo numero di Riflettori su Magazine sotto).

Ma Alessio Spini (per la prima volta in un’opera come questa) alias Clopin e Massimiliano Lombardi, alias Frollo (un performer che comunque viene dal mondo del musical) sono assolutamente “nuovo cast”, fatto che dovrebbe mettere a tacere una volta per tutte le polemiche sterili.

DEI NUOVI “CANTATTORI”

Uno dei pregi di Cocciante, in questi 25 anni di NDP è quello di aver scovato sempre dei nuovi talenti.

La preparazione tecnica, artistica ed emotiva del salto nel vuoto del primo cast ne è un esempio portante. E credo sia, ahimè, irripetibile.

Non dimentichiamo la vocal coach di allora, la compianta Paola Neri, che tanto aveva contribuito a dare vita ai personaggi.

Le voci del nuovo show forse non sono come quelle che ci ricordiamo – a volte sono più “fresche” o meno graffiate e baritonali – , ma la qualità artistica di ciascuno dei nuovi componenti è di ottimo livello, tenendo conto che ancora sono all’inizio del tour.

Gian Marco Schiaretti, per esempio, che io vidi per la prima volta nel Giulietta e Romeo di Cocciante, aveva già chiaramente dentro di sé un Gringoire in fieri, come il marmo di michelangiolesca memoria.

Dallo stesso spettacolo proviene Angelo Del Vecchio, uno dei migliori Quasimodo, che quest’anno -a volte – darà corpo a Clopin (non nell’immediato, perché, come ha scritto lo stesso Giò di Tonno, per il momneto è fermo per un piccolo problema di salute).

La Dani è molto più convincente rispetto all’edizione del 2019: l’acquisita fluidità dei movimenti (non è facile non muoversi a scatti nelle coreografie di Esmeralda), l’ottima voce e quel piccolo accento straniero che caratterizzava Lola Ponce, la rendono amata dal pubblico fin dall’ingresso.

Non dimentichiamo Camilla Rinaldi, che già si era distinta ne I Tre Moschettieri per voce e carisma, che ora è una perfetta algida e calcolatrice Fiordaliso.

Con Lombardi e Spini, questi nuovi ingressi nel cast, regalano un allure 3.0 allo spettacolo, che comunque non viene mai snaturato e conserva i tratti tipici che tanto abbiamo amato (i più attenti troveranno modificata la scena dell’ombra).

Certo, varrebbe la pena andarci più volte per godere anche degli altri artisti, storici e non, ma credo sia davvero impossibile per la maggior parte del pubblico….

(ps. citerei tutti gli altri artisti straordinari che negli anni hanno dato corpo ai personaggi, ma ci vorrebbe troppo spazio e chi è del settore sa di chi sto parlando… li volete nominare voi nei commenti sotto?).

L’INCREDIBILE ATTUALITA’

Uno dei punti di forza dello spettacolo (se non vogliamo citare le musiche, le coreografie, le tradizioni, le luci ecc) è da sempre l’attualità del testo. Dal romanzo di Hugo alla messa in scena (con le splendide traduzione del poeta Pasquale Panella), i temi dell’emarginazione (che oggi si potrebbe anche allacciare al bullismo), del potere, delle armi, del nuovo che avanza (è sempre un bene?), della diversità, ma anche della gioia di vivere, dell’arte (il “mutus liber”, dove l’architettura e la scultura servono a tramandare cultura e finanche segreti esoterici) dell’amore, si declinano anno per anno, non solo per la situazione mondiale, ma anche per quella personale di ciascun fruitore dello spettacolo.

25 ANNI SONO PASSATI…

E nessuno di noi è quello di prima. Qualche ruga più feroce sugli zigomi, qualche capello bianco, ma soprattutto un vissuto che ci ha portato ad essere, nel bene e nel male, quello che siamo ora.

Molte amicizie sono nate nelle platee italiane di NDP (“E qualcosa ci ha legato per la vita e per la morte”), molti rapporti sono nati, molte persone, ahimè, non ci sono più.

Ma fin quando andando a teatro, riusciremo a recuperare dentro di noi quella stessa emozione, a volte per un brano, a  volte per un altro, vorrà dire che – vivaddio – siamo ancora assolutamente umani.

E nessuna intelligenza artificiale potrà toglierci questo anche se ogni piccola cosa cercherà di uccidere la grande.

E se i più giovani di oggi, tanto abituati agli schermi blu e alle storie di massimo un minuto, potranno ancora stare seduti a teatro per più di due ore e vivere con il resto del pubblico e gli attori in scena (oltre, non dimentichiamo, allo straordinario carrozzone di scene, costumi, luci ed incredibile staff tecnico), non possiamo che augurare 100 di questi anni ad uno spettacolo che ha segnato un cambiamento nella storia dello spettacolo dal vivo in Italia. Grazie a quello straordinario sognatore che fu David Zard e a suo figlio Clemente che ne ha assunto l’eredità.

E se Cocciante alle prime ringrazia il pubblico, noi, addetti al settore o semplici spettatori, per una volta, dobbiamo ringraziare lui e tutti i componenti di questa straordinaria alchimia.

Perchè oggi è il giorno che verrà.

NEL CS SOTTO, TUTTI I NOMI, ANCHE QUELLI CHE NON ERANO PRESENTI IERI SERA

(Piccola osservazione: dove sono i “Monaci” citati nel cs in NDP?)

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