Arriva nei teatri INFERNO, L’Apocalisse dell’Io, Opera-Musical in due atti ideata e composta da Cosimo Maria Palopoli, frutto di un percorso creativo e compositivo maturato nell’arco di oltre dieci anni.
INFERNO è un musical che attraversa Dante per raccontare l’uomo contemporaneo: la sua caduta, la sua fame di senso, la sua solitudine, il rapporto con il peccato, la colpa e la possibilità di redenzione in un mondo dominato dal consumo, dall’apparenza e dall’alienazione.
L’opera prende le mosse dalla prima cantica della Divina Commedia, ma non si limita a rievocare in chiave teatrale. La trasforma in una visione musicale e contemporanea, nella quale i gironi infernali diventano anche luoghi interiori e sociali: il capitalismo consumistico, l’ossessione per l’immagine, l’alienazione digitale, la perdita di senso e la ricerca, sempre più fragile, di una salvezza possibile.
In questa rilettura, l’Inferno non è soltanto uno spazio ultraterreno di pena e dannazione, ma una condizione psicologica, esistenziale e collettiva. È lo specchio oscuro della modernità: un luogo interiore in cui l’essere umano è chiamato a confrontarsi con ciò che ha costruito dentro e attorno a sé.
Al centro dello spettacolo non vi è soltanto la discesa di Dante negli abissi, ma la discesa dell’uomo dentro se stesso. Attraverso musica, teatro e immaginario contemporaneo, INFERNO racconta il peccato, lo smarrimento, la caduta e la possibilità di rinascere.
“L’Inferno non è altrove. È ciò che siamo diventati. E la redenzione comincia quando abbiamo il coraggio di guardarci dentro.”
Fra le tracce più rappresentative dell’opera:
Quando l’inferno verrà
Brano di apertura dal forte impatto drammaturgico e musicale. Una composizione cupa, tesa e profetica, che introduce l’ascoltatore nel “non-luogo” della modernità, con un tono epico e cinematografico.
Radici — Canto XIII
Uno dei momenti più intimi e simbolici dell’opera. Ispirato al XIII canto dell’Inferno, il brano trasforma il dolore in materia viva: le radici evocano anime imprigionate, identità spezzate e ferite interiori che affondano nel profondo dell’essere umano.
Fame — Canto XXXIII / Figli dell’Amore
Passaggio ispirato alla tragedia del Conte Ugolino, dove la fame diventa simbolo di colpa, tradimento e disumanizzazione. Accanto alla figura del padre emerge quella di Anselmuccio, immagine dell’innocenza sacrificata. Il passaggio consecutivo verso Figli dell’Amore crea uno dei momenti emotivamente più intensi dell’Atto II, passando dalla violenza claustrofobica alla dolcezza disperata di una ballata sinfonica dedicata ai figli.
Il materiale audio e video completo è disponibile ai seguenti link:
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