
Come vi avevo anticipato qualche giorno fa, arriva in Italia “Assassinio per Due” (Murder for Two) (in licenza da Concord Theatricals), il musical-giallo di Kellen Blair e Joe Kinosian che, dopo la tournée statunitense del 2015, ha collezionato numerose repliche e produzioni in diversi paesi, conquistando il pubblico internazionale con una formula originale che unisce musical, giallo e comicità.
In Spagna, dal 2024, ha superato le 250 repliche, registrando il tutto esaurito in ogni appuntamento. Prodotto da “GiRo – Cultura e teatro in movimento” e Giuseppe Di Falco, “Assassinio per Due” sarà in tournée nei teatri italiani nella stagione 2026/2027, con alcune date già sold out; la regia è di Eugenio Contenti.
Ho intervistato per voi i due protagonisti, Massimiliano Carulli e Michele Guidotti.

Massimiliano e Michele, ero presente alla conferenza stampa del Teatro San Babila di Milano, dove lo spettacolo farà tappa, quando è stato annunciato il casting, non semplice perchè era ricercata anche un’ottima conoscenza del pianoforte: chiedo ai due protagonisti come sono andate le audizioni e cosa vi è stato richiesto.
MASSIMILIANO – Le audizioni sono andate molto bene. Eugenio Contenti, Eleonora Beddini e Giuseppe Di Falco
della produzione hanno creato un ambiente familiare, in cui ogni attore poteva sentirsi a
proprio agio. Per me è fondamentale: vedo l’audizione come un momento creativo, in cui
bisogna poter esprimere al massimo le proprie idee.
La parte più impegnativa è stata la preparazione. Per il mio ruolo, quello dei sospettati, volevo
arrivare con proposte precise per i diversi personaggi, anche sapendo che avremmo potuto
modificarle insieme. C’era molto materiale da studiare e, soprattutto, c’era il pianoforte. Ho
ripreso il metodo dei miei studi in conservatorio. E’ stato come un bellissimo ritorno al passato.
MICHELE – Le audizioni si sono svolte in un’unica giornata, a maggio. Ci era stato chiesto di preparare preventivamente alcuni brani da cantare, da suonare al pianoforte e da recitare, perché lo spettacolo richiede una preparazione musicale molto importante.
La prima fase prevedeva che tutti i candidati svolgessero alcuni dei brani preparati, sia cantati
che suonati e recitati. Successivamente, per i candidati selezionati, è iniziata una seconda fase
a coppie: il regista e il team creativo hanno abbinato i due ruoli, cercando di costruire le coppie
in modo che uno dei due potesse suonare il brano che l’altro doveva cantare e viceversa. In
questa fase sono stati aggiunti anche dei dialoghi per mettere alla prova la parte recitativa.
Infine, le ultime coppie sono state coinvolte in un’ulteriore prova con il regista Eugenio Contenti,
attraverso esercizi di improvvisazione e una prima vera e propria prova di regia sui brani
preparati.
È stata una giornata molto lunga, soprattutto per chi è arrivato fino alla fine, ma anche molto
bella e ben organizzata, grazie all’aiuto dell’aiuto regista Alessandro Gaglio, che ha contribuito a
creare un clima sereno sia per i candidati che per il team creativo. Eravamo al San Babila di
Milano e anche tra noi candidati si è creato fin da subito un clima molto amichevole. È stata una
giornata di creatività e di tempo dedicato all’arte.

La direzione musicale è di Eleonora Beddini, pianista, autrice e compositrice.
Quanto sarà importante, quindi, il pianoforte in scena?
MASSIMILIANO – Il pianoforte è il terzo personaggio a tutti gli effetti. In scena siamo in tre: io, Michele e il
pianoforte. Non serve soltanto ad accompagnarci: è parte integrante della narrazione ed è
fondamentale per lo spettacolo.
MICHELE – Il pianoforte sarà il nostro terzo compagno di scena. Gli attori sono due, ma c’è una terza entità
che ci aiuta a raccontare la storia: proprio il pianoforte.
Sarà presente fisicamente in scena e avrà anche una funzione scenica e narrativa. Avremo un
pianoforte a coda all’interno del quale potremo anche nascondere e tirare fuori degli oggetti,
quindi diventerà parte integrante della regia e del racconto.
Entrambi gli attori suonano e, in alcuni momenti, suonano e cantano contemporaneamente. In
altri, uno accompagna l’altro. Ci saranno brani cantati, momenti a quattro mani e anche gli
underscore, cioè recitativi accompagnati dalla musica eseguita dal vivo.
Diciamo che le basi non ci piacciono particolarmente!

Ripercorriamo i vostri percorsi fino a qui…
MASSIMILIANO – Mi sono diplomato nel 2018 alla BSMT di Bologna, una delle principali scuole di formazione
per performer di musical. Da lì ho iniziato a lavorare in spettacoli come School of Rock, Sister
Act, Pretty Woman e Tootsie.
In parallelo ho sempre sentito il bisogno di dare spazio alle mie idee. Mi piace creare format
musicali e comici, oltre a lavorare nelle produzioni teatrali. È nato così Aperitivo Creativo, uno
spettacolo che ho ideato e portato in giro, in cui i drink diventano musica.
Assassinio per due mette insieme questi due lati del mio percorso: il lavoro nel musical e la
possibilità di esprimere la mia creatività come attore.
MICHELE – Il mio percorso musicale è iniziato molto presto. Mi sono iscritto al conservatorio Achille Peri di
Reggio Emilia all’età di sei anni, su consiglio di mia nonna, e ho seguito tutto il percorso di
propedeutica prima di entrare nel ciclo vero e proprio.
Mi sono diplomato in percussioni, studiando anche pianoforte complementare. Una volta
terminati il conservatorio e il liceo, ho partecipato alle audizioni della BSMT di Bologna, diretta
da Shawna Farrell, e sono stato ammesso all’Accademia.
Dopo tre anni di studio mi sono laureato alla BSMT, iniziando così il mio percorso professionale
nel teatro musicale.

Alla base c’è un crimine: durante il compleanno del romanziere Arthur Whitney, un colpo di pistola lo uccide. Due soli attori in scena: uno interpreta il detective, l’altro dà vita a tutti e 13 i sospettati, cambiando personaggio in pochi
secondi tra recitazione, canto e pianoforte dal vivo. Chi interpreta chi? Quali sono i sospettati?
MASSIMILIANO – Michele interpreta il detective e io i tredici sospettati. È un ruolo che ho amato fin dalle prime
letture e ancora di più durante la costruzione dello spettacolo con Eugenio Contenti.
In sala abbiamo lavorato perché ciascuno dei tredici sospettati avesse una voce e un corpo ben
distinti, così che il pubblico potesse riconoscerli subito. Per me, come attore, è divertentissimo
fare questo lavoro creativo e portarlo in scena ogni sera. Spero di essere riuscito nell’intento e
che le persone possano semplicemente lasciarsi trasportare dal flusso di battute e dalle
emozioni che ogni sospettato porta con sé.
MICHELE – Interpreto Marcus Moscovitch, un agente di polizia aspirante detective.
È un personaggio molto giovane, intraprendente e con una grandissima voglia di mettersi in
gioco per diventare il miglior detective del dipartimento. Proprio perché è giovane è anche
inesperto: vuole essere il primo della classe, ma a volte incappa nei classici errori di gioventù.
Marcus crede fortemente nella storia che sta seguendo e nel suo caso e mette tutto se stesso
per riuscire a risolverlo. Si trova però davanti a una serie di sospettati, ognuno con
caratteristiche davvero uniche, che più di una volta gli metteranno i bastoni fra le ruote.

Massimiliano, come fai a cambiarti così in fretta? Vedremo in scena le metamorfosi o
saranno dietro le quinte?
MASSIMILIANO – È proprio questo il bello: il pubblico vedrà le metamorfosi in scena. Alla base di Assassinio per
due ci siamo io e Michele che giochiamo a mettere in scena un giallo. Io passo da un sospettato
all’altro, creando situazioni sempre nuove per mettere in difficoltà Michele, che interpreta il
detective.
Non ci sono cambi di costume: alcuni piccoli accessori aiutano a definire i personaggi, ma la
trasformazione avviene soprattutto attraverso la postura, la voce e le intenzioni. Il pubblico
potrà vedere come ciascun sospettato prende vita, proprio davanti ai suoi occhi.
MICHELE – Se posso dire la mia sui costumi, Marcus non ha molti cambi di costume: quelli più numerosi riguardano soprattutto il ruolo dei sospettati.
All’inizio entra in scena molto impettito, con giacca, cravatta e trench, estremamente ordinato e
composto. Man mano che la storia procede, però, il personaggio si lascia andare e anche il suo
aspetto riflette questo percorso: durante lo spettacolo si ritrova progressivamente sempre più
svestito e sgualcito.

Il terzo elemento dello spettacolo è in platea. Anche il pubblico diventa parte dell’indagine: segue gli indizi e prova a scoprire l’assassino insieme al detective.
Come gestite ogni sera l’abbattimento della quarta parete? Come pensate di captare il polso della situazione a seconda del pubblico in sala?
MASSIMILIANO – La rottura della quarta parete è nel DNA di Assassinio per due, che si richiama anche alla
tradizione del vaudeville. Eugenio Contenti ha lavorato molto su questo aspetto: lo spettacolo è
pensato per avvicinare il più possibile noi attori alle persone in sala e farle sentire parte
dell’indagine.
Ogni sera, però, il pubblico è diverso. È un’incognita che ci tiene sempre in ascolto e ci chiede
di reagire a quello che succede in platea. Per questo ogni replica sarà leggermente diversa: il
pubblico è davvero parte integrante dello spettacolo, ed è una delle cose che trovo più belle.
MICHELE – Il pubblico sarà sicuramente molto coinvolto, anche perché lo spettacolo nasce da uno stile
vaudeville, in cui gli attori hanno un rapporto molto diretto con gli spettatori.
Parleremo spesso direttamente al pubblico, cercando di far passare attraverso le battute i
messaggi principali dello spettacolo e dell’indagine. E poi, trattandosi di un giallo, il pubblico
sarà naturalmente invitato a seguire la storia per cercare di capire chi sia il colpevole prima che
lo spettacolo lo sveli.
È inoltre uno spettacolo molto brillante, quindi ci aspettiamo tante risate e una partecipazione
molto forte da parte degli spettatori.
E, se tutto questo non fosse abbastanza, potrebbe anche essere che qualcuno del pubblico
venga coinvolto più direttamente del previsto… ma questo mistero lo lasciamo scoprire a chi
verrà a vederci!

So che durante la tournée la partnership con Bontempi e Farfisa coinvolgerà il pubblico in un gioco legato all’indagine, con gadget dedicati per le soluzioni più
brillanti. Per cui, sono ancora più curiosa… Come potrà partecipare il pubblico?
MASSIMILIANO – Bontempi e Farfisa sono due marchi che da anni lavorano nel mondo della musica, ed è bello
sapere che, in qualche modo, faranno parte anche loro dell’indagine. Non vogliamo svelare
troppo: possiamo dire che tutti potranno partecipare e che ci saranno delle bellissime
sorprese.
MICHELE – Per quanto riguarda i gadget non possiamo ancora svelare nulla: è tutto work in progress.
Seguendo però i canali social ufficiali di Assassinio per due e di Giro Teatro sarà possibile
rimanere aggiornati sulle prossime uscite. Possiamo solo anticipare che saranno tutte cose
misteriose e legate al mondo del giallo.
Come vi ha diretto Eugenio Contenti, visto che ha lavorato molto all’estero?
Cosa vi ha suggerito?
MASSIMILIANO – Eugenio Contenti è stato un regista eccezionale. Il suo timbro all’interno dello spettacolo si vede
moltissimo e si percepisce quanto si sia divertito a costruirlo insieme a noi.
Per un regista questo spettacolo è un vero toccasana, perché lascia spazio a una creatività
enorme, sia da parte del regista che degli attori. È talmente esilarante che tutto può diventare
materiale scenico.
Durante le prove abbiamo respirato ogni giorno un clima di grande serenità e divertimento. Una
delle cose che mi ha colpito di più del suo insegnamento è stata proprio questa: non deve
necessariamente vincere l’idea del regista, ma l’idea migliore che nasce in sala.
Se un’idea proposta da noi attori funziona di più o fa più ridere, è quella che viene scelta.
Questo ha creato un clima di grande comunicazione e di complicità scenica e teatrale.
MICHELE – Eugenio ci ha diretto magistralmente. Ama moltissimo questo titolo e questo genere di
spettacolo, e si sente. Una cosa che ci ha detto in sala mi è rimasta impressa: Assassinio per
due potrebbe funzionare anche con quasi nulla in scena, perché la sua forza è nel testo, negli
attori e nel pianoforte. È un’idea di teatro nella sua forma più essenziale, sulla quale Eugenio
ha costruito la regia.
Mi ha colpito sentirne parlare con tanto entusiasmo proprio da lui, che ha lavorato anche a
produzioni con allestimenti imponenti, in Italia e all’estero. È un regista preparatissimo e
versatile, capace di capire ciò di cui ogni storia ha bisogno.

Lorenzo Scuda degli Oblivion ha curato la versione italiana e, conoscendone
l’ironia, credo che sia davvero forte. Che tipo di brani ascolteremo in scena?
MASSIMILIANO – Amo gli Oblivion: rappresentano un’idea di creatività artistica a cui mi ispiro molto. Quando
ho saputo che Lorenzo avrebbe curato la versione italiana, ho pensato subito che fosse la
persona giusta per questo spettacolo. E così è stato. C’è tanto della sua genialità, non solo nelle
canzoni, ma anche nei dialoghi.
I brani sono folli, uno più dell’altro. Ognuno racconta un personaggio e aggiunge qualcosa alla
sua storia. I testi di Lorenzo riescono a far emergere ciascuno di loro in modo brillante.
MICHELE – Vorrei innanzitutto fare una menzione d’onore a Lorenzo Scuda, che ha fatto un lavoro
incredibile nell’adattamento italiano.
Lo spettacolo è divertente perché riesce a colpire alcuni punti caratteristici della società italiana.
Adattare un musical dall’inglese significa anche trovare gag e riferimenti che funzionino per il
pubblico italiano, e secondo me Lorenzo è stato davvero azzeccatissimo, sia nelle
caratteristiche dei personaggi sia nella scrittura dei testi e delle liriche.
Dal punto di vista musicale, essendo un musical, troviamo una grande varietà di stili. Nel ruolo
di Marcus, per esempio, c’è una canzone di presentazione in cui il personaggio racconta cosa
vuole ottenere e cosa desidera dalla storia.
Ci sono poi una canzone d’amore legata alla love story tra due personaggi e una canzone finale
in cui si arriva alla risoluzione del crimine.
Musicalmente, invece, passiamo dal pop al jazz, dal blues a sonorità quasi ragtime, fino al
valzer. È quindi uno spettacolo molto vario, anche dal punto di vista musicale.

Quindi chi è stato? No, non ditemelo… Diteci perché il pubblico dovrebbe
“partecipare” a questo spettacolo, invece di stare a casa a guardare tv show
dedicati a, ahimè, delitti veri…
MICHELE – Ovviamente non possiamo svelarlo: altrimenti che senso avrebbe venire a vedere lo spettacolo?
Per scoprire chi è il colpevole dovete venire a teatro dal 16 ottobre, in tournée nei teatri italiani.
MASSIMILIANO – Perché Assassinio per due è un’esperienza dal vivo che, mi sbilancio, credo il pubblico non
abbia mai visto. È un giallo raccontato in un modo che non troverete in un libro o in televisione:
gli indizi si scoprono insieme al detective, gli attori giocano con la platea e quello che succede
in sala rende ogni serata diversa. E poi si ride, tanto. Si ride insieme agli altri, non da soli sul
divano di casa.
Per quanto riguarda la domanda “Chi è stato?” Posso solo dirti che il vero colpevole di tutto ciò
è Giuseppe Di Falco che con GiroTeatro ha pensato di portare finalmente un titolo folle, geniale
e fuori dalle righe in Italia. Ben vengano questi tipi di “crimini”.
Ci si vede a teatro!
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