Quando una donna musulmana danza, canta o sale su un palcoscenico, sta davvero trasgredendo una norma religiosa oppure sta reclamando il diritto di essere vista e ascoltata?

Ne parliamo tramite un’intervista a Maryam Ainane, giovane performer e studentessa italo-marocchina di 25 anni, che ha dedicato la sua tesi di laurea a questo attualissimo tema.

Il percorso di Maryam Ainane rappresenta un punto di intersezione unico tra discipline apparentemente distanti. Con un background accademico solido costituito da una laurea in Global Law a Torino e un master in Diritto Economico Aziendale in Francia, ha successivamente scelto di seguire la sua vocazione per il teatro, diplomandosi nel 2023 in Musical Theatre presso l’Accademia Internazionale del Musical di Torino.

La sua identità e la fusione tra la formazione giuridico-sociale e le arti performative costituiscono il nucleo della sua ricerca, incentrata sul rapporto tra corpo femminile, Islam e libertà espressiva.

Condividendo con la danza un’origine rituale e collettiva attraverso cui le comunità raccontano se stesse, il teatro (e nello specifico il musical theatre) unisce in modo unico corpo, voce e racconto. Questo linguaggio può diventare per molte donne uno strumento fondamentale di emancipazione e di presa di parola autonoma.

La riflessione posta da Maryam Ainane sposta il focus del dibattito contemporaneo: la vera domanda da porsi non è se una donna musulmana possa o meno salire su un palcoscenico, ma perché la sua presenza scenica venga ancora oggi percepita come qualcosa che necessita di essere giustificato o spiegato.

Leggete l’intervista nel PDF sotto.