
di VESNA ZUJOVIC
“Ho bisogno di un caso vero”: Sherlock Holmes (il poliedrico Neri Marcorè) sta vivendo un periodo di noia e di blocco, tanto da preoccupare il suo medico, amico e assistente Watson che lo incalza: “da quando non si fa la barba? Sono settimane che lei non risolve un caso”.
“Sherlock Holmes – Il Musical è andato in scena al Teatro Ariston di Sanremo domenica 14 dicembre in un’affollata pomeridiana durata oltre 2 ore, al termine della quale Marcorè ha scherzato: “Perché Sanremo è Sanremo. E adesso tutti da Carlo Conti!”
Holmes riceve un messaggio dal fratello, un ex anarchico irlandese, Thomas O’Sullivan, è stato ucciso. La trama si snoda a partire dal 17 giugno 1897, a soli cinque giorni dai festeggiamenti del 60esimo anno del regno della Regina Vittoria: non mancheranno sorprese inaspettate.
Sempre piacevole vedere una produzione tutta italiana lavorare con impegno e perizia (Ad Astra Entertainment, Compagnia delle Formiche e Artisti Riuniti S.R.L). La regia di Andrea Cecchi segue lo stile dei mitici libri del geniale Arthur Conan Doyle, nonché il successo intramontabile di un personaggio che, anche attualmente, appare in diversi film e serie tv. Una regia, dunque, che inizialmente – e volutamente – è più ferma, così come la mente di Sherlock; e via via, così come il ritrovato interesse del detective verso un caso intrigante, si fa più concitata e dinamica, con un climax crescente e ricco di suspence, fino ad arrivare al colpo di scena finale.

Interessanti e gradevoli sono le musiche di Andrea Sardi con le liriche di Alessio Fusi, che puntano a un coinvolgimento diretto nella trama, diventando loro stesse colonna portante a sostegno dei dialoghi; forniscono inoltre alcune massime che offrono la chiave morale dello show: basti citare “Questo mondo ha bisogno di eroi, questo mondo ha bisogno di noi” per capire il messaggio centrale dello spettacolo.
Di grande rilievo tecnico le Gabriele Moreschi, che ricostruiscono i luoghi iconici: la casa di Holmes, il club, i sobborghi londinesi, “patria” degli invisibili, il popolo poverissimo ma di importanza fondamentale (come dice Sherlock, la sua “polizia” speciale, in quanto vede tutto, anche le cose più nascoste), che ricorda un po’ i Clandestini di Notre Dame de Paris o la forza popolare dei Miserabili. Le scene presentano strutture flottanti e rotanti che sono uno dei fiori all’occhiello dello show, con tocchi di classe come il fumo dal camino.
A proposito di loro, occorre citare le corografie di Roberto Colombo (noto anche come performer di carriera, basti ricordare il suo Geppetto nel mitico “Pinocchio” con il compianto Manuel Frattini) che ha lavorato con Caterina Pini su movimenti di danza contemporanea che ben si sposano con la trama, sia nelle parti più intense che in quelle più leggere (deliziose anche le coreografie con abiti d’epoca e ombrellini).

Le luci sono un’altra carta vincente di questo musical: si fanno ora più scure e pesanti nelle scene più drammatiche, via via più luminose seguendo la luce nella mente di Sherlock, via via più decisa: lavoro minuzioso di Emanuele Agliati.
Anando al cast creativo, bisognerebbe spendere una parola per ogni performer, ma in generale si meritano un plauso collettivo.
Andando sui ruoli principali, Marcorè, come detto sopra, è una conferma per i suoi tanti fans, sia per la mimica, che per la voce nonché per la personalità del detective, studiata e assorbita come un vestito su misura.
Esilarante e commovente il personaggio di Watson (qui anche in versione innamorata), interpretato al meglio da Paolo Giangrasso.
Bellissima la voce e l’intensità di Francesca Ciavaglia (Molly), frizzante l’ispettore Lestrade interpretato da Giuseppe Verzicco qui in versione caratterista; intensa e decisa la signora Hudson di Barbara Corradini.
E, per concludere con una delle frasi iconiche pronunciate da Sherlock mentre si avviava a risolvere l’intricato caso: “Veritas est filia temporis, la verità è figlia del tempo”.

Di seguito il Cast Artistico completo:
Neri Marcorè: Sherlock Homes
Paolo Giangrasso: Dottor John H. Watson
Francesca Ciavaglia: Molly O’Neill
Giuseppe Verzicco: Ispettore G. Lestrade
Barbara Corradini: Signora Hudson
Niccolò Curradi: Mycroft Holmes
Simone Marzola: Michael Osborne
Simone Francia: Robert Scott
Riccardo Giannini: Pastore di Saint Mary-Le-Bow
Lapo Braschi Cover di: Pastore / Michael Osborne
Matilde Ardemagni: Ensemble
Elisa Bella: Ensemble
Pietro Galetta: Ensemble
Pamela Giannini: Ensemble
Elisa Lombardi: Ensemble
Pietro Mattarelli: Ensemble
Christian Peroni: Ensemble
Leonardo Pesucci: Ensemble
Stefano Scognamiglio: Ensemble
Carolina Sisto: Ensemble
Sara Spagna: Ensemble
Edoardo Tagliaferri: Ensemble
Il Team Creativo
Regia: Andrea Cecchi
Testo: Andrea Cecchi, Alessio Fusi, Enrico Solito
Musiche: Andrea Sardi
Liriche: Alessio Fusi
Coreografie: Roberto Colombo e Caterina Pini
Acting coach: Simone Marzola
Scenografie: Gabriele Moreschi
Costumi: Alba Brunelli e Vanessa Rugi
Disegno Luci: Emanuele Agliati
Disegno Audio: Jacopo Pesci
Produzione: Ad Astra Entertainment, Compagnia Delle Formiche e Artisti Riuniti S.R.L.
Il tour prosegue a Ferrara, Trieste, Piacenza, Bergamo e Milano (nel capoluogo lombardo resterà al Teatro Nazionale dal 28 gennaio al 1 febbraio).