All’alba delle sue 75 primavere, compiute, sul palco a Brescia, lo scorso 3 maggio, Massimo Ranieri (o Giovanni Calone o, peggio ancora, Gianni Rock), ha portato in scena ieri sera, al Teatro degli Arcimboldi “tutti i – suoi e nostri – sogni ancora in volo”.

“Suoi e nostri”, sì, perché il Teatro, gremito in ogni ordine di posto, come succede sempre ai concerti del Massimo nazionale, ancora una volta ha sognato (e cantato) con lui, riscoprendo che, forse, i sogni devono prendere aria, uscendo dai cassetti e partecipando ad una serata dal vivo, fianco a fianco ad altri sogni. Perché insieme si sogna meglio, con più intensità.

I sogni, che in fin dei conti non sono così diversi dalla realtà, visto che della stessa materia siamo fatti. Non lo dico io e non lo dice nemmeno “solo” Shakespeare: il cervello, secondo le neuroscienze, non distingue tra realtà e fantasia: immaginate ora di mordere un limone… che vi succede?

Ma cosa è la realtà e cosa l’immaginazione?

Cosa immaginano e cosa sognano i ragazzi oggi?

Forse, i giovani che “sognano” di fare il mestiere di cantante, ma anche di attore, avrebbero bisogno di assistere ad un concerto di Massimo Ranieri, perché, vedete, ieri sera eravamo lontani anni luce dalle serate live di molti, non di tutti, ma di molti, cantanti sulla breccia al momento.

Una serata dove nulla è lasciato al caso, pulita, elegante, curata in ogni dettaglio, dalla band di 10 elementi dove le vocalist non solo cantano – e per il resto fanno le belle statuine – , ma suonano ognuna uno strumento. Un palco dove le luci sottolineano le note senza essere invasive, senza effetti strobo, e dove il cantante non è circondato da ballerini…. poco vestiti (male) e canta con un microfono e un occhio di bue.

Niente auto-tune. niente intonare le prime note e poi fare cantare la canzone al pubblico (è vero, il pubblico canta le hit di Ranieri, che però riprende sempre il filo del brano e lo porta a termine).

Niente orpelli. Solo le immancabili bretelle, un cappello che fa personaggio, una giacca con le paillettes rosse, come le calze e le scarpe lucidissime, perché si sa, Massimo è un istrione a cui la scena dà la giusta dimensione.

Solo un Artista che ha fatto della sua vita un capolavoro e che, vivaddio, è dotato di una voce possente che da sempre lo rende un gigante sul palco.

Un cantante che è anche attore e che incanta con i suoi monologhi che sono delle piccole pièce di teatro, portate con garbo, raccontate in perfetta dizione, parole che accompagnano i brani e che, con loro, sono interpretate e vissute.

Non solo voce: la lunga carriera di Attore (Giorgio Strehler fu uno dei suoi Maestri) fa sì che ogni canzone proposta diventi una perla dove gesto, espressione, battito, fiato, note, si fondono insieme e non sono mai lasciati al caso.

La cura dei dettagli degli spettacoli di Ranieri è una profondissima forma di rispetto verso un pubblico, giovane e meno giovane, che lo scopre e lo segue da anni ed il talento in primis, seguito dallo studio, dal sudore e dalla abnegazione, dovrebbero essere di esempio a chi si approccia ai palchi, spesso catapultato sopra, solo perché ha un numero indefinito di follower.

Questo è fare concerti, questo è fare Teatro.

E se Ranieri non è più Gianni Rock (a parte che Se bruciasse la città credo che sia molto più rock di altre canzoni che si spacciano come tali) non vuol dire che sia un cantante demodé.

Le canzoni, di leggerezza e di furore, che abbiamo sentito, oltre ai classici che il pubblico si aspetta, sono firmate da nomi come Pino Donaggio, Ivano Fossati, Bruno Lauzi, Giuliano Sangiorgi, fino ad arrivare ai brani Sanremesi recentissimi di Tiziano Ferro e Nek. Senza dimenticare la modernità di un testo come “Quello che si dice” di Aznavour. Cosa c’è di più inclusivo di quel drammatico brano?

Con il valore aggiunto nella scrittura di comunicare un messaggio senza volgarità, senza versacci e senza slang: niente bro, niente chill, niente ghosting, solo la bellissima lingua italiana.

Fa sognare e sogna Ranieri, un ragazzetto che incanta le platee dalla più giovane età e che ha attraversato 60 anni di musica a teatro, reinventandosi e mettendosi in discussione, ma senza mai tradire la qualità ed il rispetto per il pubblico.

Il rispetto in primis per se stessi e per i propri sogni.

Grazie a Massimo Ranieri perché c’è e perché i sogni, alla fine, non vanno mai presi a sassate.

BAND DAL VIVO: al pianoforte Claudio Storniolo, alle tastiere e voce Giovanna Perna, al basso Francesco Puglisi, alla batteria Luca Trolli, percussioni di Arnaldo Vacca, alle chitarre Andrea Pistilli e Tony Puja, violino e voce Valentina Pinto, ai fiati il sax di Max Filosi e la voce e il sax di Cristiana Polegri.

RECENSIONE DI TRE ANNI FA

RECENSIONE DI 9 ANNI FA

RECENSIONE DI 12 ANNI FA

INTERVISTA PER RICCARDO III

RECENSIONE DI VIVIANI VARIETA’