SELENE CALLONI WILLIAMS
ANNUNCIA IL SUO PRIMO
TOUR TEATRALE “TU SEI LA FORESTA”
Un one woman show tra narrazione, musica e rituale collettivo.
LO SPETTACOLO CHE TI CAMBIA.

Selene Calloni Williams non si limita più ad uno spettacolo al Manzoni di Milano, ma anzi, annuncia il suo primo tour teatrale con il nuovo spettacolo “Tu sei la foresta”, una produzione Dream Up Production.
Il debutto è previsto l’8 dicembre 2026 proprio al Teatro Manzoni ma lo spettacolo proseguirà poi nei primi mesi del 2027 con una tournée che toccherà diverse città italiane, tra cui Roma, Napoli, Bologna, Firenze, Varese e Alessandria.
“Tu sei la foresta” è un one woman show che vede Selene Calloni Williams protagonista sul palco, accompagnata da musicisti dal vivo, in un intreccio di narrazione, musica e momenti esperienziali. Lo spettacolo conduce il pubblico in un viaggio simbolico alla scoperta del legame profondo tra essere umano e natura, attraverso racconti, immagini evocative e rituali collettivi pensati per coinvolgere attivamente la platea.
Il progetto nasce dal percorso di ricerca di Selene Calloni Williams nel campo della psicologia del profondo, dello sciamanesimo e delle tradizioni iniziatiche, portando in scena una forma di teatro che unisce racconto, meditazione e rito. Un’esperienza che va oltre la dimensione artistica e si propone come occasione di riflessione interiore e di riconnessione con la propria natura più autentica.
Ho chiacchierato con Selene e, come sempre, la nostra intervista è diventata uno scrigno di suggestioni su cui meditare: spero che, oltre ad invogliarvi ad andare a vedere lo spettacolo, vi dia spunti di riflessione….

Selene, per la prima volta uno spettacolo non legato a un libro (ricordiamo tra l’altro che e appena uscito “Risveglia la Tua Mente. Trasforma la sofferenza in armonia ed equilibrio”, edito da Piemme e disponibile dal 16 giugno 2026). Come mai?
In realtà nasce dalla stessa sorgente da cui nascono tutti i miei libri: una domanda che mi accompagna da tutta la vita: “Chi siamo veramente quando smettiamo di identificarci con le nostre paure, le nostre abitudini e le nostre storie personali?”
Questa domanda mi ha portata nei monasteri buddhisti della foresta dello Sri Lanka, tra gli sciamani dell’Asia, nei deserti, nelle montagne e nelle tradizioni spirituali che ho incontrato lungo il cammino. Ed è la stessa domanda che attraversa ogni mio libro.
Questa volta, però, ho sentito che alcune cose non volevano essere lette: volevano essere vissute.
Ci sono insegnamenti che passano attraverso le parole e altri che passano attraverso il corpo, il respiro, il silenzio, il ritmo dei tamburi, la presenza condivisa di centinaia di persone nello stesso spazio.
La tournée “Tu sei la foresta” è nata dal desiderio di creare un’esperienza. Non un contenuto da comprendere, ma un grande rituale collettivo. È probabilmente la forma più vicina alla meditazione che io abbia mai portato in scena.
Perché la meditazione, come il teatro più autentico, non serve a spiegare la vita. Serve a farcela incontrare.

Tema centrale: la foresta. Credo che sia un grandissimo elemento archetipo: dalla foresta delle fiabe, vista come luogo di mistero, alla selva oscura, vuoi dirci cosa rappresenta per te la foresta?
La foresta rappresenta il luogo in cui l’essere umano incontra ciò che non può controllare.
Nella foresta non esistono linee rette, non esistono mappe definitive, non esistono certezze. È il regno della vita spontanea.
Per me la foresta è l’inconscio, il sacro, il mistero. È il luogo dove l’Io perde il suo dominio e dove può emergere qualcosa di più grande.
Per questo tutte le tradizioni spirituali, dalle fiabe europee allo sciamanesimo asiatico fino alle grandi religioni nella loro essenza più mistica, l’hanno scelta come luogo iniziatico.
Perché, secondo te, dunque, nelle fiabe dei bambini la foresta può fare paura?
Perché la foresta ci costringe a incontrare noi stessi.
Quando Pollicino entra nella foresta, quando Cappuccetto Rosso entra nella foresta, quando Dante entra nella selva oscura, in realtà stanno entrando in una regione interiore.
La paura nasce perché lì non possiamo più fingere.
Nella foresta incontriamo il lupo, la strega, il drago. Ma questi personaggi sono parti di noi che attendono di essere riconosciute.
La foresta non ci spaventa perché è oscura. Ci spaventa perché è sincera.
Nella foresta vivevano tra l’altro le donne-medicina, quelle che poi vennero definite “streghe”, ai margini della società in un luogo protetto…
La foresta è sempre stata il rifugio di coloro che custodivano un sapere diverso.
Le donne-medicina conoscevano le piante, i cicli della natura, il linguaggio dei sogni, il potere simbolico delle immagini.
Molte di loro furono chiamate streghe perché ogni epoca tende a temere ciò che non riesce a controllare.
Io credo che la figura della strega custodisca una memoria importante: quella di un rapporto intimo con la natura e con l’anima.
La foresta era la loro biblioteca, il loro tempio e il loro laboratorio spirituale.

Feci un editoriale anni fa in cui indicai il sipario come soglia tra visibile ed invisibile (RIFLETTORI SU MAGAZINE N.39, PAG 7: https://www.calameo.com/read/00727762358780cf77c13), il velo di Maya che ci permette, una volta alzato, di vedere oltre: esattamente come la foresta…Perché ami raccontare storie su un palco teatrale?
Perché il teatro è una delle ultime forme di magia collettiva rimaste.
Quando il sipario si apre accade qualcosa di straordinario: un gruppo di sconosciuti accetta di entrare nello stesso sogno.
Amo il teatro perché è un rito di passaggio.
Per due ore sospendiamo le regole ordinarie della realtà e permettiamo all’invisibile di manifestarsi attraverso immagini, simboli, musica e presenza umana.
È un atto profondamente spirituale.
Quanto il pubblico fa da cassa di risonanza con l’artista sul palco?
Moltissimo.
Il pubblico non è un destinatario. È un co-creatore.
Ogni sera è diversa perché cambia il campo emotivo che si crea tra palco e platea.
Quando un pubblico ascolta davvero, amplifica ciò che accade in scena.
È come quando si getta un sassolino in un lago: le onde non appartengono più al sassolino ma all’intera superficie dell’acqua.

Perché il teatro è un ottimo mezzo per ampliare le coscienze?
Perché parla il linguaggio che la coscienza comprende da sempre: il linguaggio del mito.
I dati informano, le storie trasformano.
Quando ascoltiamo una storia non stiamo semplicemente ricevendo informazioni, stiamo vivendo simbolicamente un’esperienza.
Per questo il teatro può aggirare le difese della mente razionale e raggiungere livelli più profondi dell’essere.
Hai dichiarato che “Tu sei la foresta” è una meditazione scenica per voce, tamburi e visioni, un rito teatrale contemporaneo: in che modo il teatro è rito, secondo te?
Il rito è un’azione che trasforma chi la compie.
Se entro in un luogo uguale a come ne esco, probabilmente ho assistito a uno spettacolo.
Se ne esco diverso, ho partecipato a un rito.
Per me il teatro nasce come rito e continua ad esserlo quando crea uno spazio di trasformazione collettiva.

In “Tu sei la foresta” la parola, la meditazione e i tamburi diventano strumenti di attraversamento. Non raccontano semplicemente un viaggio: lo fanno vivere.
“Ogni essere umano è foresta”: vogliamo approfondire? Cosa significa?
Siamo abituati a pensarci come individui isolati.
Ma dentro di noi esistono radici, stagioni, animali simbolici, semi, zone d’ombra e zone di luce. Proprio come una foresta.
Una foresta non è un singolo albero, è una comunità vivente.
Anche noi siamo così: siamo fatti di relazioni, memorie, antenati, desideri, sogni e possibilità future.
Quando dico “Tu sei la foresta”, intendo dire che siamo molto più vasti di quanto crediamo.
Cosa vedremo in scena, dunque, dove il verbo “vedere” è inteso in senso ampio?
Vedremo tamburi che parlano.
Vedremo immagini che non passano soltanto dagli occhi ma dall’immaginazione.
Vedremo racconti, meditazioni, simboli, archetipi.
Ma soprattutto vedremo qualcosa che normalmente non si vede: il nostro paesaggio interiore.
Il teatro diventerà una foresta e ciascuno percorrerà un sentiero diverso.
Per questo ogni spettatore vivrà uno spettacolo unico.

Cosa pensi che il pubblico si potrà portare a casa da questa serata?
Spero una domanda.
Le esperienze più importanti non ci lasciano una risposta, ma una domanda viva.
Vorrei che le persone uscissero dal teatro con la sensazione di essere più grandi delle proprie paure, meno separate dalla natura e più vicine a se stesse.
E forse con una piccola intuizione: che la foresta che cercano fuori è già dentro di loro.
Perché la foresta non è un luogo, è uno stato della coscienza.
DATE SPETTACOLO:
Milano 8 dicembre Teatro Manzoni
LINK BIGLIETTI
Napoli 12 gennaio Teatro Acacia
Bologna 14 gennaio Teatro Celebrazioni
Varese 5 febbraio Teatro Intred
Roma 16 febbraio Teatro Olimpico
Alessandria 20 febbraio Teatro Alessandrino
Firenze 28 febbraio Teatro Cartiere Carrara
https://www.ticketone.it/artist/selene-calloni-williams/
LINK UTILI
LIBRO RISVEGLIA LA TUA MENTE: https://www.riflettorisu.com/2026/06/15/selene-calloni-williams-lancia-oggi-il-nuovo-libro-risveglia-la-tua-mente-trasforma-la-sofferenza-in-armonia-ed-equilibrio/